RICERCA SCIENTIFICA

Un’attività di ricerca su diversi campi per accrescere la capacità insetticida dei prodotti da utilizzare contro gli insetti nocivi e conoscere le abitudini degli insetti.

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Flebotomi

Flebotomi

La più sgradita ospite delle nostre serate estive.

Del felino che le dà il nome condivide solo le strisce che, però, è bene sottolinearlo, nel caso di questa zanzara sono bianco-nere non giallo – nere, e la provenienza asiatica. È infatti arrivata in Italia dall’estremo Oriente, a ‘bordo’ di copertoni usati…

  • Descrizione

    Comunemente noti con il nome di pappataci, a causa del loro volo silenzioso. I Flebotomi (famiglia Phlebotomidae) sono Ditteri di piccole dimensioni (1-3 mm) originari di zone calde subtropicali e tropicali, riconoscibili per la minuta peluria che riveste tutto il corpo e le ali. Questi insetti sono comunemente noti con il nome di pappataci, a causa del loro volo silenzioso. Gli adulti hanno attività notturna e crepuscolare. Le femmine sono sia glicifaghe sia ematofaghe; si nutrono infatti sia di liquidi vegetali zuccherini che di sangue di svariati ospiti, principalmente vertebrati terrestri come rettili, uccelli e mammiferi. I periodici pasti di sangue compiuti dalle femmine sono essenziali per assimilare le sostanze proteiche che consentiranno la maturazione delle uova. I maschi, al contrario, si nutrono esclusivamente di liquidi zuccherini (es. melate di afidi). Dopo essersi accoppiate e aver compiuto un pasto di sangue, le femmine depongono le uova, fino ad un centinaio, nelle screpolature di svariati e diversificati substrati, caratterizzati da condizioni costanti e ottimali di temperatura e umidità relativa (T = 22-28°C e UR = 80-90%). Stadi larvali giovanili sono stati rinvenuti per esempio tra le pietre; in tane e nidi di piccoli animali come pipistrelli, rettili, roditori, uccelli; nel terreno umido; sotto le foglie. Dopo 8-9 giorni dalle uova sgusciano le larve, che si sviluppano nutrendosi di detriti organici sia animali che vegetali, riconoscibili in quanto munite posteriormente di lunghe setole. Lo sviluppo larvale della specie più comune (Phlebotomus papatasi Scopoli), in condizioni ottimali di umidità e temperatura (T = 22-28°C e UR = 80-90%), si completa in tre settimane. Complessivamente il ciclo biologico di questi Ditteri può raggiungere e superare la durata di un mese. In Italia il ciclo di sviluppo è fortemente rallentato dal sopraggiungere della stagione fredda e l’insetto supera l’inverno come larva in diapausa. Durante la stagione calda, da giugno a settembre, possono arrivare a compiere fino a due cicli di sviluppo completi.
  • Rischi per la salute

    Oltre che per le punture dolorose, spesso accompagnate da reazioni allergiche pronunciate e da uno stato febbrile, questi insetti sono noti in quanto coinvolti nella trasmissione di virus e protozoi. Nel nostro territorio i Flebotomi possono trasmettere il virus della febbre dei tre giorni o febbre di Napoli, malattia virale a decorso benigno, caratterizzata da febbre elevata (39-40° per 2-3 giorni) spesso accompagnata da cefalea e dolori articolari. I Flebotomi possono trasmettere anche protozoi del genere Leishmania, agenti di gravi affezioni viscerali e cutanee. Il serbatoio naturale dei patogeni è rappresentato principalmente da animali selvatici e domestici, come roditori e cani. Al di fuori dei rarissimi contagi acquisiti attraverso le trasfusioni di sangue, l’uomo e il cane si infettano attraverso la puntura di un Flebotomo, nutritosi precedentemente su un serbatoio selvatico o domestico infetto. La leishmaniosi può manifestarsi in quattro forme:
    1. Leishmaniosi viscerale, che è la forma più grave della malattia ed è fatale se non curata. È provocata da Leishmania donovani, protozoo presente anche in Italia (L. donovani infantum) e responsabile della leishmaniosi canina, che però può infettare anche l’uomo. In Italia i vettori della malattia sono Phlebotomus perniciosus Newstead e Phlebotomus perfiliewi Parrot.
    2. Leishmaniosi cutanea, che è la forma più comune e si manifesta attraverso semplici lesioni cutanee che guariscono spontaneamente nel giro di pochi mesi, lasciando cicatrici evidenti. È provocata dal protozoo Leishmania major.
    3. Leishmaniosi muco cutanea, provocata dal protozoo Leishmania braziliensis. Si manifesta inizialmente con ulcerazioni della pelle che, in seguito, vanno diffondendosi, causando danni notevoli specialmente a livello di naso e bocca.
    4. Leishmaniosi cutanea diffusa, si manifesta attraverso estese e croniche lesioni cutanee, simili a quelle provocate dalla lebbra. È di difficile cura.
    La leishmaniosi è una malattia che ha un grande impatto sulla popolazione mondiale, al pari di altre malattie come ad esempio la malaria. Ogni anno si registrano 2 milioni di nuovi casi di leishmaniosi e 1/10 della popolazione mondiale è a rischio di infezione, secondo i dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Attualmente la malattia è endemica in 88 paesi. Più del 90% dei casi di leishmaniosi cutanea registrati si verificano in Iran, Siria, Arabia Saudita, Brasile e Perù, mentre più del 90% dei casi registrati di leishmaniosi viscerale si verificano in Bangladesh, Brasile, India e Sudan. Le attuali misure messe in atto per contrastare la malattia si basano sul ricorso alla terapia farmacologica, per curare la malattia e sul controllo del vettore, per limitare la trasmissione. Ad oggi non esiste un vaccino contro la leishmaniosi.
  • Le specie italiane

    Le specie di Flebotomi presenti in Italia appartengono ai due generi Phlebotomus e Sergentomyia. Quest’ultimo è rappresentato dalla sola specie Sergentomyia minuta (Rondani), che nutrendosi su animali a sangue freddo, principalmente gechi, non riveste importanza dal punto di vista sanitario. Le altre specie italiane, appartenenti al genere Phlebotomus, sono Ph. perniciosus, Ph. perfiliewi, Phlebotomus major Annadale, Ph. papatasi. • Ph. perniciosus: è tra le specie più diffuse ed anche quella che riveste maggiore importanza dal punto di vista sanitario, in quanto vettore provato della leishmaniosi viscerale, umana e canina. Si tratta di una specie sia antropofila che zoofila. La specie è presente nella maggior parte della nostre regioni, con densità elevate nelle aree della costa tirrenica e ionica, in Sicilia e Sardegna. • Ph. perfiliewi: è il vettore più probabile della leishmaniosi cutanea, ma non si esclude un suo coinvolgimento nella trasmissione della forma viscerale. Ha un’ampia diffusione, raggiungendo la più alta densità sul versante adriatico degli Appennini, dall’Emilia Romagna fino all’Abruzzo. Altri focolai di questa specie si ritrovano in Toscana, Calabria e Sicilia. • Ph. major: è abbondante solo sul promontorio del Gargano, anche se la specie è stata segnalata in alcuni focolai della Puglia e della Sicilia. È coinvolto nella trasmissione della leishmaniosi viscerale umana e canina. • Ph. papatasi: specie strettamente antropofila, aveva subito una forte diminuzione a seguito delle campagne antimalariche, attualmente è ricomparsa in diverse località. È vettore della febbre di Napoli.

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